Dopo esser stati selezionati per le finali del Roma Fringe Festival 2013 ed aver presentato con soddisfazione lo spettacolo in Brasile, con 5 date nello Stato di San Paolo, Cascina Barà è stata invitata a prendere parte al Progetto “I FOLLI” del Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo. Il progetto ha lo scopo di intersecare linguaggi diversi, quali musica, teatro e videoarte ed approfondire il concetto di “Follia” che spinge l’essere umano all’isolamento, conoscere quali siamo i diversi punti di vista teorici e scientifici che svelano i meccanismi che si innescano nella mente e nella società, che spingono un soggetto sano ad intraprendere percorsi riabilitativi in dipartimenti di igiene mentale. Spesso persone prive di disturbi psichici, a causa di una vita particolarmente difficile e traumatica divengono disadattati e perdono la capacità di comunicare ed instaurare rapporti con il mondo esterno.
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E’ il caso di Mia, protagonista dello spettacolo #Tessuto. Teresinha è un’immigrata che lavorava in Italia come sarta, scomparsa misteriosamente. Fin da piccola collezionava parole, stava costruendo un diario-patchwork. Mia, sua figlia, ha affrontato un luongo viaggio per cercarla. Un viaggio in cui si è persa ed ha scoperto se stessa, ma ancora non conosce a fondo le sue origini, ha bisogno di costriure un nesso fra la persona che è ed il suo passato. Leggendo il diario conosce più a fondo la storia di questa donna che non ha mai potuto occuparsi di lei: la durezza della sua vita, la fuga, la violenza, la miseria. La sarta operaia è sempre vissuta in clandestinità, incastrata in un mondo sospeso, che non si trova né nella sua patria d’origine né in quella che la accoglie per lavoro. Il patchwork è incompleto e Mia decide di finirlo, ma si punge con un ago e inizia a dissanguarsi, prova a fermare l’emorragia ma non ci riesce come per un lento, malvagio incantesimo. Le manca una parola, le manca uno scopo, le manca sua madre. Dovrà prendere delle decisioni…
Immagini e visioni di una ragazza in cerca di sua madre in un paese straniero compongono uno spettacolo basato sull’interazione fra recitazione, disegno dal vivo e musica live. Le immagini proiettate che compongono la scenografia vengono guidate ed animate da un artista dal vivo attraverso una tavoletta grafica, spaziando dal semplice segno fino a raggiungere un certo grado di complessità. Contemporaneamente il musicista interagisce attraverso brani preregistrati ed interventi acustici dal vivo di basso e chitarra. La protagonista racconta la storia sua e di sua madre, legge il diario sul tessuto, ricorda, crea immagini e cantilene mentre la scena si trasforma sotto gli occhi dello spettatore e segna il mondo interiore del personaggio.

Un tipo di teatro sociale e visivo che indaga due ordini di conflitti contemporanei: l’esclusione dello straniero che trova la sua deriva nell’annientamento dell’individualità, e l’impossibilità di comprendere in pieno il punto di vista dell’altro all’interno di un rapporto intergenerazionale, in specifico quello tra madre e figlia.

Questo esperimento è frutto dell’incontro di persone dedite ad attività artistiche diverse e con background differenti, che hanno lavorato alla sua realizzazione come trovandosi in uno spazio pubblico astratto, poroso, privo di confini e di restrizioni categoriche. Un lavoro lungo, fatto di presenze e distanze, ha dato vita ad uno sconfinamento, laddove possibile, l’uno nel campo dell’altro per dare maggior forza e fluidità al risultato.

Martedì 1 Ottobre 2013 Cascina Barà si metterà a disposizione degli studenti per mostrare in che modo è nato lo spettacolo sia dal punto di vista tecnico che drammaturgico e realizzerà una replica dello stesso.

Appuntamento al Nuovo Cinema Palazzo alle ore 9,00.