interpretazione e regia Ezio Budini
Palco B: Lun 01/07 ore 22,00 Mar 02/07 ore 23,30 Ven 05/07 ore 20,30

Una perfetta miscela tra ironia e amarezza – punto cardine di tutta la produzione letteraria di Achille Campanile – attraverso cui l’autore si misura con il tema della morte, non in chiave diretta e cioè rappresentandola, ma indirettamente, ragionandoci sopra, costruendo una sua piccola filosofia della morte, o meglio del comportamento umano di fronte ad un fenomeno così immenso e allo stesso tempo evanescente. Un testo esorcizzante, dissacrante, ma profondamente romantico. Un intricato e divertente ragionamento sulla morte. Un sorprendente inno alla vita.
Campanile aveva un senso assai profondo della caducità delle cose umane e della morte. Per lui la vita era come “un teatrino, un modesto teatrino di uomini improvvisati, con le quinte di cartapesta e i lumini colorati delle feste, dove da un momento all’altro, in mezzo a tanto affannarsi, senza cattiveria, ma magari soltanto per un banale incidente, il sipario poteva calare per sempre”.
Indiscusso precursore di un genere letterario e teatrale, l’assurdo, che verrà successivamente sviluppato e portato ai massimi livelli da autori come Beckett, Pinter e Ionesco, Achille Campanile ci regala con i suoi scritti sconclusionati, sgangherati, improbabili, paradossali, insensati, irrazionali, assurdi appunto, un piacevole e al contempo amaro divertimento, mentre gioca con l’animo umano descritto attraverso le sue mille sfaccettature grottesche, sentimentali, ridicole, malinconiche. Un genio, a mio parere, nel saper sdrammatizzare anche le situazioni più tragiche o penose, semplicemente sorridendo e facendoci sorridere di fronte alla piccolezza dell’uomo nell’universo.

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Quando mi capitò di leggere Il pensiero della morte, diventato poi Riflessioni postume per il mio spettacolo, pensai subito ad una messa in scena, trattandosi di un testo che, adattato a monologo, mi avrebbe dato la possibilità di affrontare una delle tematiche più amate e temute dai grandi scrittori, la morte, e di farlo alla maniera di Campanile, senza particolari espedienti scenografici o macchinosi, ma semplicemente mediante il potere delle sue disquisizioni agro-dolci, con gli angoletti della bocca all’insù, le zampette di gallina a incorniciare gli occhi e al contempo una lama tagliente a sfiorare le corde dell’animo umano.
“Quasi tutto il grande umorismo ha spesso bisogno del dolore perché scatti la molla della comicità”. Achille Campanile