di e con Raffaella d’Angelo
prodotto da Artemysia Teatro

Palco C: Dom 07/07 ore 22,00 Gio 11/07 ore 23,30 Ven 12/07 ore 20,30

“Monodía” è una favola per adulti.

La storia di una bambina mai diventata donna o forse di una donna tornata bambina, comunque una Femmina: Antigone. Lo sfondo è una terra mitica, bruciata dal sole, attraente e insidiosa, archetipo di ogni “Sud”: uno spazio asfittico e senza scampo, meravigliosa cartolina di spietati codici mafiosi. Antigone ha agito, ha camminato nella notte, ha sovvertito le regole del gioco e ora aspetta, nella sua casa di bambola, fra le pareti che sono state prigione e riparo, le conseguenze del suo gesto.

“Monodía” è il canto della solitudine, popolato da ricordi interrotti e presenze magiche, suoni e visioni di un racconto ellittico, che chiama ognuno di noi a ricomporne i frammenti.

Il racconto, a tratti lirico, a tratti comico e grottesco si popola di oggetti quotidiani utilizzati in modo “straniato”: il secchio, ad esempio, è un pozzo in cui appaiono visioni, lo stendi-panni è il luogo della condanna, dell’esecuzione, l’Orso di peluche è per eccellenza l’oggetto in cui si incarnano le presenze maschili evocate: ora padre, ora fratello, ora uomo amato. La monodía cresce e si sviluppa attraverso una ragnatela di azioni che riempiono lo spazio scenico e che escono gradualmente dalla ripetizione ossessiva e stereotipata per approdare ad una nuova ed evocativa gestualità.

Info e curiosità sullo spettacolo

 Lo spettacolo ha avuto una genesi molto lunga, accompagnandomi attraverso diverse stagioni del mio percorso di persona e di attrice. E’ nato prima il testo in forma di racconto, un racconto “visivo” in cui agli ampi “esterni” di assolati campi di grano facevano da controcanto i claustrofobici interni di un’inquietante “casetta” nel bosco, abitata da una donna/bambina.

 La prima stesura del racconto rimonta a vent’anni fa.

Lo scrissi di getto, dopo essere tornata dal mare, il 19 luglio 1992.

Lo scrissi di getto, con ancora il costume addosso, in preda a un agitazione che non trovava lacrime ne’ parole.

Lo scrissi il giorno in cui fu ucciso il giudice Paolo Borsellino; quel giorno al bar dove acquistai un ghiacciolo blu (non ne ho più trovati), c’erano persone che mugugnavano sommessamente, rassegnate, qualunquiste, impotenti, gregge belante.

Quel giorno decisi che volevo raccontare una storia, una storia che parla di coraggio e di riscatto, di forza e fragilità. Antigone mi ha suggerito le parole.

Lo spettacolo, nato da una “performance”, è stato rappresentato in luoghi molto diversi fra loro. Ognuno di questi luoghi mi ha dato qualcosa, un ricordo, un’emozione speciale, un’idea su cui lavorare.

Mi piace ricordare un’officina meccanica, a Milano, in via Vigevano.

La scena era popolata dai cadaveri arrugginiti delle vecchie auto, come corpi abbandonati al loro destino. Sentivo le voci della gente che passeggiavano per la via, poco distante.

Il pubblico era molto eterogeneo. In prima fila noto dei bambini e una parte di me comincia a temere che lo spettacolo possa non essere propriamente adatto a quella fascia di età; e invece con sorpresa due bambine mi hanno aspettato fino alla fine per farmi delle domande sui personaggi, domande assolutamente interessanti e pertinenti, ad es. “ma questa bambina (Antigone), li ama o li odia i suoi fratelli?”, personalmente non ho ancora trovato una risposta esaustiva a questa domanda!