Divertente, ironico e commovente, dopo aver conquistato la critica e il pubblico del Roma Fringe Festival 2013 arrivando in semifinale con 4 repliche e ottime recensioni, torna in scena a Padova il 26 ottobre al Teatro piccolo Don Bosco (via Asolo, 2) IO SONO LA LUNA, della Compagnia Genovese Beltramo.

“Io sono la luna” ecco cosa dicevo ai miei compagni di classe il giorno di carnevale del 1988. Volevo fare la luna. Avevo creato una sorta di enorme palla gialla. Era fantastica. L’avevo fatta tutto da solo. Mi ci sono infilato e mi sono anche truccato come Pierrot per sembrare malinconico. Come la luna. Avevo fatto anche qualche cratere qua e là. Era un costume perfetto. Mi ero messo d’accordo con Melania, la mia compagna di banco: se io avessi fatto la luna lei avrebbe fatto il sole. E così andò. Ma quando stavo per uscire, tutto tronfio nel mio costume, mio padre mi disse:
“Perché sei vestito come zio?”
“Ma io sono la luna” dissi. E mio padre fece un sorriso e mi s
alutò. Avrei dovuto capirlo ma non ci feci caso ed andai al carnevale dove ad aspettarmi c’era la gara per il miglior costume.

“Io sono la luna” e ci credevo.
“Bello questo costume da ciccione” disse un mio compagno di classe
“Non sono vestito da ciccione” dissi.
“Che lardo ragazzi!” intervenne un altro. Non era possibile, erano tutti talmente convinti che il mio fosse il costume dell’obeso che ne fu convinta anche la giuria e alla fine mi fecero vincere.
“Il premio per il miglior costume di carnevale 1988 va a Sergio Imparato, un applauso! Caro Sergio, ti sei ispirato a qualche personaggio del paese per il tuo costume?” mi chiese la presentatrice.
“No” risposi io.
“E’ un personaggio inventato?”
“Sì”
“E come si chiama?”
“Il ciccione lunatico”.
Però io volevo fare la luna.

LE RECENSIONI DAL ROMA FRINGE FESTIVAL 2013

“Io sono la luna, in semifinale al Roma Fringe Festival, è un’ondata di tenerezza. Il principale merito dello spettacolo è senz’altro la capacità di trasformare il disagio in pura poesia. I costumi che ingombrano i movimenti dei due attori creano movimento scenico col loro gonfiarsi e sgonfiarsi, e alla fine Sergio e Melania sembrano quasi “fluttuare” nonostante l’ingombro. Ma non solo: con grande leggerezza (in contrasto col “peso” dei protagonisti e dei loro bagagli) si cerca di far passare il concetto che “siamo tutti obesi” di qualcosa, non necessariamente di cibo, e che buona parte delle responsabilità dello stato di una persona obesa non siano da attribuirsi a cattiva volontà ma ad educazione, malattia, grettezza della società in cui viviamo. Io sono la luna dimostra che si può fare teatro sociale con modestia e levità, se si hanno buone idee e bravi attori a disposizione.”
(tratto dalla recensione di Maria Lucia Schito, disponibile su Recensito)

“Due amici, Sergio (Savino Genovese) e Melania (Viren Beltramo), lui obeso in infanzia e lei in età adulta, raccontano due prospettive differenti di un male comune. Un atto di denuncia che ricerca le cause più profonde nelle dinamiche familiari, relazionali e nei meccanismi economico-finanziari.  Le loro fragili prospettive sono punto di partenza di un più complesso sviluppo drammaturgico incentrato su testimonianze, dati e studi. Il duo Genovese-Beltramo denuncia una ferita che ha radici tutte italiane, con tanto di statistiche alla mano (per esempio, 44 italiani su 100 sono affetti da obesità e gravano sulla spesa sanitaria nazionale). Il retaggio del dopoguerra e il conseguente “boom economico” sono fattori edificanti del radicarsi di questa piaga sociale. L’abbondanza assume toni imperativi e determina status sociali. La rivalsa rispetto allo stato di povertà si trasforma in una condizione di sudditanza al consumismo. L’artefice del processo persuasivo è la televisione, la scatola subdola che agisce sull’inconscio dell’adulto e sul desiderio del bambino. Sulla base di tali congetture, i due brillanti interpreti, tra momenti di effervescente comicità e frangenti di amara consapevolezza, catturano totalmente lo spettatore. Obesità è una parola “ingombrante”, svela sovrabbondanze emotive e sociali. Romantico, malinconico, divertente, toccante e forse inaspettato, ”Io sono la luna”, scritto e diretto da Savino Genovese, è un percorso dentro e fuori l’obesità.” 
(recensione di Caterina Matera, disponibile su  Dramma.it)

“È uno spettacolo che ha il merito di informare. La vicenda è quasi uno spunto per trattare il tema dell’obesità: due ragazzi si conoscono ai tempi della scuola e si innamorano. Negli anni dell’infanzia, il ‘ciccione’ che subisce discriminazioni è lui, che tuttavia, in età ormai adulta, finalmente riesce a dimagrire. Negli anni della maturità invece è lei, una speaker radiofonica dalla voce stuzzicante che subisce una serie di delusioni compensate attraverso l’assunzione continua di dolci e zuccheri vari, a diventare ‘cicciona’ La trasmissione radiofonica notturna diviene perciò un intelligente pretesto per fornire dati, statistiche e rilevazioni d’indagine intorno alla questione, serissima, dell’obesità in tutte le sue sfumature. Brioso e lodevole al tempo stesso.”(recensione di Vittorio Lussana, disponibile su Periodico italiano magazine.it)

“Uno spettacolo toccante, leggero e pesante allo stesso tempo. Dove viene affrontato con onestà e senza retorica la problematica dell’Obesità  durante l’ adolescenza.”
(tratto dalla recensione di Valentina Versino, disponibile su La nouvelle vague.it)

“Lo spettacolo ci trasporta attraverso aneddoti di vita vissuta ed episodi di pura invenzione in quello che è la quotidianità vista attraverso gli occhi di un obeso. Lo fa partendo dallo spunto di un costume di carnevale e infatti i costumi sono l’elemento scenico prioritario di questa pièce, per parlarci di un tema spinoso come l’obesità. Maiscelta fu più giusta, visto che l’obesità è un male che innanzitutto si vede.”
(Maura Sesia)

“Muovendosi di continuo sul confine tra realtà e fantasia, Savino Genovese e Viren Beltramo prendono per mano lo spettatore per condurlo in una ricognizione, tra il serio ed il faceto, tra l’ironico ed il grottesco, all’interno dell’universo della ciccia: una pagina autobiografica offre lo spunto per un racconto in cui si alternano, con levità e disincanto, aneddoti di vita vissuta a micro storie inventate.”
(Teatroteatro.it, Roberto Canavesi)