Som Som
Palco B: Mar 25/06 ore 22,00 Gio 27/06 ore 23,30 Ven 28/06 ore 20,30

Maria Celeste ha un sogno nascosto che le arde nel cuore: sogna di sposarsi. Ma non vuole un uomo qualsiasi. Maria Celeste vuole un marito che abbia almeno finito gli studi secondari. Ha un obiettivo preciso: imparare, conoscere le relazioni tra quei suoni misteriosi che generano le parole. Perché non aggiungere anche questo piccolo dettaglio in più al sogno di ogni donna di maritarsi?
E nella preparazione di un piatto speciale, morbido e avvolgente come un abbraccio, Maria Celeste troverà il suo “Amedeo Nazzari”, che la introdurrà nell’inebriante mondo delle parole tra esercizi di grammatica e delizie d’amore. Ed ecco che il suo piccolo mondo, fatto di quotidianità e chiacchiere di paese, si fa più grande, il pensiero si espande oltre le mura della stanza, oltre i confini, oltre i legami. In una primavera bianca e assolata di Sicilia, tra profumi d’acacia e fiori di sambuco, “Il velo della sposa e l’abbecedario” è un racconto di sogni e speranze, un omaggio alla libertà del pensiero. Un pensiero che trova la forza di spiccare il volo, di superare distanze e vuoti, di abbattere le paure e le convenzioni. Chi può mettere in gabbia le ali del cuore?
“Il velo della sposa e l’abbecedario” ha debuttato sabato 2 marzo 2013 al Teatro Furio Camillo in Roma nell’ambito della rassegna di teatro al femminile “Tre passi di donna”. Figura candida ma determinata e trasparente quella di Maria Celeste, donna povera e analfabeta che vive il matrimonio come una missione, una condizione necessaria per maturare come essere umano, un limine che porta alla conoscenza. “Come donna Maria Celeste porta dentro di sé un forte desiderio di emancipazione e libertà dagli schemi e dalla consuetudini sociali – commenta Patrizia Caiffa,
autrice dell’opera teatrale originale “Sex and the kitchen”, da cui è tratto il monologo: “a Maria Celeste non basta il matrimonio, vuole emanciparsi culturalmente, ciò che la renderà davvero libera, nonostante gli eventi che si troverà a vivere”. Sì, perché appena varcato il passaggio che la porterà alla conoscenza, Maria Celeste conoscerà la violenza. “Maria Celeste ha un senso della giustizia fortissimo che le dà sicurezza, per questo non è mai rancorosa – spiega il regista, Rinaldo Felli: “l’amore per lei è ricerca di bellezza che è capace di cogliere ovunque, trasferendosi in una dimensione luminosa, in una gabbia di luce in cui godere di quella bellezza”. Ecco allora che gli alti pannelli coperti di scritte, appunti, tutti i libri letti, le parole apprese, sono il rifugio e l’arma della protagonista, la forza con cui combattere le meschinità, le costrizioni. Un invito, dunque “a ritrovare la vera forza del femminile – suggerisce l’autrice – , quella dell’anima, nonostante tutti gli ostacoli e le difficoltà. La cultura, la capacità di affermare la libertà del pensiero, possono portare le donne lontano”.

Testo Patrizia Caiffa Regia Rinaldo Felli
In scena Claudia Pellegrini
Costumista Bettina Bimbi
Scenografia Alberto Panciocco
Collaborazione Filippo Bocci
Voce recitante Franco Picchini
Aiuto regia Marta Fallani
Durata 50′