di Alessandro Formica
Genere: Satira – Black Humor/Grottesco
Interpreti: Rossella Celati, Rachele Minelli, Sara Pantaleo
Compagnia: Fuoco Sacro
Palco C: Dom 23/06 ore 22 Lun 24/06 ore 20,30 Mar 25/06 ore 23,30

SINOSSI

Tre donne, tre personaggi, tre stereotipi, si ritrovano nel medesimo luogo misterioso, sul medesimo “scaffale”, in attesa dell’arrivo e della considerazione di un tale che sembra essere l’unico in grado di esaudire il loro più grande sogno comune: cambiare vita nettamente.
Tra alterchi comici, confessioni melancoliche e rivelazioni intime, il tempo sembra non avere mai fine finché, finalmente, qualcosa accade; qualcosa di inaspettato che, effettivamente, darà sì risposta alle loro inquietudini ma farà anche, una volta per tutte, luce sulla loro vera condizione esistenziale.

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NOTE DI DRAMMATURGIA

Questo mio testo teatrale, un atto unico, presumibilmente della durata di 60 minuti (non considerando i possibili accorgimenti registici), è stato concepito sì con l’intento di provocare la risata ma, soprattutto, di far riflettere sui temi più attuali e scottanti nella nostra società.
I personaggi, infatti, sono i primi a schernire e sbeffeggiare le disgrazie altrui per poi ammettere, in un secondo momento, le proprie debolezze e vergogne; tutta la vicenda sembra impregnarsi di un incessante black humor, di una satira di costume giovenaliana che basa il suo effetto comico, non sul triviale ma su un’analisi sofferta e attenta dell’irrazionalità umana. É evidente, senza dubbio, la mia particolare devozione ai temi e all’ironia pirandelliana, oltre che il gusto per l’ignoto, per l’attesa e la vacuità dell’essere tipicamente beckettiani. Ancora più spiazzante, sarà l’esito tragicomico di tutta la narrazione che vedrà infatti nell’amarezza della realtà delle cose, la più profonda ridicolaggine. La scelta di “stereotipi” e, quindi, di tematiche apparentemente banali e “già sentite”, è stata ideata per “ingannare” lo spettatore, ovvero, per spingerlo ad una consapevolezza maggiore di tutto ciò che abitualmente dà per scontato. Alla base del mio studio e, in generale, della mia poetica vi sono, infatti, delle domande guida che mi pongo e che pongo:

Che cosa è normale? Che cosa è diverso?
Che cosa significa essere e cosa significa rappresentare?
Che cosa è la persona e cosa il personaggio?

L’opera, pregna di uno spiccato senso comico, è, inoltre, frutto di un’attenta osservazione sociale prettamente attuale; in essa, infatti, ampio spazio è dato alla situazione politica italiana, alla condizione giovanile, alla religione, alle icone generazionali, all’intellettualismo “borghese”, alla falsa morale, alla divulgante “depressione post-crisi economica”, alla compra-vendita sessuale, al rapporto intimo col proprio corpo, alle crisi d’identità, ai dettami della “società dell’estetica”, al sentimento di inadeguatezza, alla “maschera civica”, ossia a tutte le sovrastrutture comportamentali, alla legge dell’audience, dell’auditel, dell’IMU, e molto altro ancora.