La Società dello Spettacolo
Palco C: Dom 30/06 ore 20,30 Mar 02/07 23,30 Mer 03/07 ore 22,00

È un lavoro sulla salvezza. Sulla salvezza della bellezza.
La bellezza vive sommersa al nostro tempo. Dunque ci si deve muovere nei sobborghi
umani, nei bassifondi. È al contempo una battaglia. Un ‘attacco’ alla mentalità
dominante che dimentica l’agilità mentale del sentimento, della purezza, della poesia.
“La bellezza salverà il mondo” scriveva Dostoevskij. Ora è la
bellezza a dover essere salvata.
Abbiamo ‘ripensato’ il rapporto con un pubblico.
La messinscena di F.B. è il frutto di questo ripensamento. Non tanto nel senso di
ricredersi su qualcosa, quanto nell’accezione precisa di tornare a pensare un rapporto
(quello con il pubblico) che alle volte, messo tra parentesi, sottinteso, rischia di essere
dimenticato quando si realizza un progetto di teatro, ai nostri giorni.
Non si tratta dell’annosa questione che riguarda se conformarsi al gusto medio dello
spettatore quale unico metro di giudizio – poiché pagante – o inseguire un teatro d’arte
non alterabile dal gusto di un pubblico indifferenziato.
Abbiamo ri-pensato che c’è una presenza viva di esseri umani, nel pubblico, che
respirano e con i quali si può instaurare un rapporto o apparire “sullo schermo” della
performance senza lasciarsi coinvolgere da questa relazione. Spesso viene data per
scontata, la presenza, ma non è così scontato che qualcuno venga a vederti. Che ci sia
un pubblico di esseri in carne ed ossa non è un fatto banale, è un fatto reale, è un
rapporto autentico tra esseri senzienti che si vedono e si ascoltano reciprocamente.
Con F.B. parliamo di e sulla base di questa reciprocità.
Più che una storia è uno scorcio. Di un clown dislessico e una giovane donna dei nostri giorni.
Il clown forse proviene dal celebre episodio del clown tragico narrato da Søren Kierkegaard il quale
mandato ad annunciare l’incendio del circo, non è creduto dal pubblico che, pensando si tratti di un
numero comico, scoppia a ridere e finisce bruciato dalle fiamme.
La giovane donna è presa (a caso) da una delle nostre famiglie.
Tra lampadine accese e spente, un dialogo che parla di incubi, traumi, sogni, della difficoltà di esprimersi
ed usare le parole, dei poeti ammazzati che “non ce ne sono tanti nel mondo” e, infine, di esseri umani
che in ogni caso r-esistono insieme a cercare/trovare.

produzione La Società dello Spettacolo
con la collaborazione di Attack
drammaturgia Michelangelo Bellani
con Giulia Battisti, Michelangelo Bellani
regia C.L. Grugher