di Patrizia Schiavo
Palco A: Lun 24/06 ore 20,30 Mer 26/06 ore 22,00 Gio 27/06 ore 23,30

Un canto clandestino saliva dall’abisso (Sellerio editore Palermo) è trasfigurazione lirica di fatti realmente accaduti. E i fatti sono quelli relativi al più grande naufragio (di cui si sa) avvenuto nel Mediterraneo nel secondo dopoguerra. È accaduto al largo di Capopassero quando, sotto la minaccia delle armi, costretti dai trafficanti di uomini a trasbordare durante una tempesta, finirono in fondo al mare 283 migranti. Venivano da India, Pakistan, Sri Lanka. I superstiti furono solo 29. E, nonostante abbiano loro per primi (poi anche i familiari delle vittime) denunciato la tragedia, non furono creduti.
Per quasi cinque anni quella di Capopassero è stata una storia di annegati-negati. A loro, al loro viaggio, fu negata verità, fu negata giustizia, fu negata compassione. Non fu concessa a quei corpi neppure la pietà della sepoltura. Dopo quasi cinque anni venne alla luce la loro vicenda perché un pescatore di Portopalo, Salvo Lupo (che, come altri, aveva pescato pezzi di corpi che si impigliavano nelle reti, brandelli che poi venivano ributtati in mare), condusse sul luogo del naufragio un giornalista (l’inviato di La Repubblica, Giovanni Maria Bellu).

Questo racconto prova a restituire voce a certi silenzi. A un mondo offeso. A una umanità alla quale non sono riconosciuti eguali diritti (rispetto ai loro simili d’Occidente). Giovanni Russo ha definito tra l’altro questo racconto “una rappresentazione corale con ritmo di canto popolare”. Si tratta di una sorta di preghiera laica che suggerisce l’eco delle lamentazioni funebri del pianto rituale che appartiene ai Sud del mondo. E anche al nostro Mezzogiorno (quello della Lucania, ad esempio). In questa cerimonia corale parlano (e si parlano) i vivi e i morti, gli annegati e i sopravvissuti, i pescatori e le sirene. Madri lontane e figli finiti in fondo al mare continuano a incontrarsi nei sogni.
È un viaggio che naufraga in fondo a molti dolori e in un tradimento. Tradimento dei valori che appartengono proprio alla nostra cultura: quelli che hanno segnato le vicende di Antigone (la scelta della legge della coscienza che viene prima di quella della ragion di Stato). I valori espressi nei “Persiani” di Eschilo quando, davanti a un mare “fiorito di cadaveri”, il poeta dei vincitori esorta la propria gente a condividere lo strazio dei vinti.
Nella chiusura ottusa a ogni confronto, nelle leggi che moltiplicano i divieti (chiusure che, prima di essere ciniche, sono in fondo illusorie perché incapaci di fermare e/o governare i grandi flussi migratori che segnano il mondo nel nostro tempo) possiamo ritrovare oggi la stessa umanità?

Tratto da ” Un canto clandestino saliva dall’abisso” di Mimmo Sammartino.
Drammaturgia e regia di Patrizia Schiavo.
Con in ordine alfabetico: Antonio De Stefano, Domenico Maugeri, Francesco Meoni, Alberto Rossatti, Patrizia Schiavo
Canto: Silvia Grassi

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