Davide Tassi

avrei voluto essere pantani

Avrei Voluto Essere Pantani

SINOSSI

Davide Tassi conduce lo spettatore oltre l’apparenza, oltre quella miriade di libri, articoli e trasmissioni sportive che negli ultimi 11 anni hanno cercato e cercano di distrarre l’enorme massa di appassionati e tifosi verso un complotto che, a loro dire, legherebbe la squalifica di Madonna di Campiglio del 1999 alla morte avvenuta a Rimini il 14 febbraio del 2004. Un complotto che continua a non fornire elementi su movente e colpevoli ma che riesce comunque ad evitare che si parli di una piaga che a molti fa comodo continuare a tacere: doping e corruzione del mondo dello sport, un business che fattura quanto quello della cocaina (a cui peraltro è strettamente legato). Accanto a Davide Tassi, in questo lungo viaggio, c’è Sandro Donati. Personaggio famosissimo, prima come allenatore della nazionale di atletica e oggi come vera e propria icona mondiale della lotta al doping, (attualmente è allenatore del marciatore Alex Schwazer) Donati ha collaborato alla stesura del testo e, nello spettacolo, interpreta se stesso in un passaggio cruciale.

QUANDO
PALCO C 3/9 ore 23.10 – 6/9 ore19.30 -8/9 ore 21.20

REGISTA
Francesca Rizzi

AUTORE
Davide Tassi

CAST
Davide Tassi E Alessandro Donati

ESTRATTI DA RECENSIONI
LA REPUBBLICA “Tassi racconta il Pantani pubblico e sfiora quello privato, ne percorre lÕascesa e si ferma in cima, come se la vita del pirata fosse un arrivo in salita. Ma la parte pi interessante arriva dopo, quando Tassi fa intervenire Alessandro Donati per parlare di doping e per chiarire che furono le istituzioni dello sport a scegliere i tempi del dramma, che lo innalzarono e poi lo seppellirono. Se oggi Pantani fosse ancora vivo forse, la sua storia, avrebbe chiesto di raccontarla proprio cos“, come fa Tassi” .
CORRIERE DELLA SERA “Tassi, accompagnato in scena da Donati, non si impelaga nelle facili teorie complottiste avanzate dopo la morte del Pirata. La sua  una riflessione sullÕetica sportiva, un atto appassionato di denuncia nei confronti del doping e del sistema che lo protegge”.
LA GAZZETTA DELLO SPORT “é un’interpretazione viscerale quella di Tassi. Il suo viaggio lungo la storia di Pantani  stata un tappone dolomitico con la sua cima Coppi rappresentata dallincontro Sandro Donati, l’allenatore antidoping per eccellenza”.
TEATRO E CRITICA “é un respiro lungo, attento, che non scade mai nella strumentalizzazione ed evita le buche che in un percorso del genere si aprono ai lati e al centro della strada nonostante lo spettacolo non esiti ad arrivare fino in fondo. Lo si capisce sin da subito, dalla dichiarazione di intenti delle prime battute del suo personaggio che dice molto anche sulla scelta dell’autore Çio ho corso a fianco dei migliori, alcuni tra i pi grandi di sempre ma se avessi potuto scegliereÉ avrei voluto essere PantaniÈ. é la voce narrante a definire il legame con la propria storia. Davide Tassi esercita da subito quel movimento che permette a lui e al suo spettacolo di continuare a correre: si mette al lato di Pantani, cos“ da non farsi travolgere e da poter osservare senza dover continuamente controllare e correggere l’inafferrabilitˆ del campione l“ dove nessuno, nel bene e nel male,  stato in grado di seguirlo. Avrei voluto essere Pantani  giˆ un documento solido, di impegno artistico e di presa di posizione, lontano dall’ammiccare al complotto, dal cavalcare lÕimmagine di un personaggio, persino dal cavalcare la sua bici che Tassi raggiungerˆ solo nel finale regalando al controluce del teatro il coraggio e la delicatezza della sagoma di un alieno”
CORE Ð RIVISTA DI CRITICA TEATRALE ON LINE “L’applauso del pubblico  stato rispettoso, quasi un silenzioso e amorevole omaggio al ‘pirata’, con immenso apprezzamento per colui che ha scelto di ricordarlo, nitidamente e intensamente come ha saputo fare Tassi.” LA PROVINCIA “Nel suo Avrei voluto essere Pantani” Tassi conduce lo spettatore oltre lÕapparenza, oltre quei racconti che negli ultimi 11 anni hanno cercato e cercano ancora di allontanare qualsiasi seria riflessione dalla piaga del doping e dalla corruzione. E lo fa senza scadere nella retorica, nel buonismo e nel complottismo, regalando invece un piccolo gioiello della scena capace di narrare le gesta, positive e negative, del pirata, di quel ciclista che ancora oggi, dodici anni dopo la sua scomparsa, divide e non lascia indifferenti.”

SITO INTERNET
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