di Caroline Pagani

di Caroline Pagani

Testo, regia, interpretazione Caroline Pagani
Collaborazione alla drammaturgia Filippo Bruschi

Spettacolo vincitore dell’Internationales Regie Festival Lipsia 2009
Miglior spettacolo, miglior regia, miglior attrice, premio del pubblico, Festival Corte della Formica, Napoli 2010
Premio SinestesiaTeatro, miglior spettacolo, miglior regia, Roma, 2010
Segnalazione miglior attrice Festival Teatri Riflessi, Catania 2011
Premio Martucci miglior attrice, Bari 2012

Plenilunio. In un cimitero, un’ombra intona un canto nella notte. È Ofelia che risorge. Il suo spirito ha ancora qualcosa da dire. In vita troppi l’hanno zittita, a cominciare da Amleto, tutte le parole strozzate ora la torturano nella tomba, Dopo le sue rivelazioni molti segreti di Elsinore potrebbero non essere più tali, a cominciare dal suo stesso suicidio. Questa volta è lei, Ofelia, il centro del plot, l’ombra giovanile e archetipica di ognuno di noi, il personaggio amletico che sbobina la propria coscienza davanti al pubblico. È Hamletelia. Attraverso questo personaggio poliedrico Caroline Pagani ripercorre in controcampo l’intrigo di Amleto, e compie un omaggio alla poetica shakespereana intrisa di ironia, erotismo, incanto linguistico e sonoro, un mondo dove si mescolano terra e cielo, divinità e follia, sacro e profano. Ofelia agisce, canta, balla, riallaccia il dialogo interrotto con Amleto, con Gertrude, con la vita. Cerca di rispondere alle domande che la assillano, di colmare gli spazi bianchi del capolavoro shakespeariano: Perché Amleto le urlò di andare in convento? Perché Gertrude, che l’ha vista nel fiume, non l’ha salvata? Perché un capricco dell’ispirazione le ha impedito di essere una donna coraggiosa come Giulietta, ardita come Lady Macbeth, sensuale come Cleopatra? Perché le è toccato in sorte questo sciagurato karma? Perché, William, perché?
Una vicenda tragicomica d’ amore e morte, un omaggio alla storia delle rappresentazioni di Amleto, in teatro, cinema e pittura.

Hamletelia è una riscrittura dall’Amleto di William Shakespeare dal punto di vista di un personaggio femminile, minore: Ofelia. Del suo fantasma. Su un palco avvolto di terra scura, lo spazio vuoto di una fossa, qui lo sirito di Ofelia, riporta in vita i vari personaggi attraverso gli espedienti teatrali dell’amnesia, della schizofrenia, e di una poliglossia ragionata, ricreando in sintesi la storia di Amleto, attraverso le riviviscenze del padre, del fratello, dell’amato, di Gertrude, trasformandosi di volta in volta nell’uno o nell’altro. Amore, morte, al di là, e metateatro. Hamletelia è anche un viaggio nel senso, dalla sensualità libidinosa di Gertrude a quella pura di Ofelia, alla misoginia di Amleto, soprattutto attraverso l’olfatto, da sempre considerato il più erotico di tutti i sensi. Il concime come elemento scenico rimanda al letto reale, diventato una porcilaia di lenzuola incestuose, ai corpi in disfacimento nel cimitero, al marcio della Danimarca. Ofelia voleva veramente suicidarsi? Morì casta? Ha vissuto le gioie dell’amore? Sicuramente Ofelia – come Amleto – uniti dal tema della follia e della lacerazione – rappresentava uno scandalo alla corte di Danimarca. E’ stata abusata, fino alla fine, da tutti gli uomini della sua vita, e ancor più perfidamente, dall’unica donna che si è alleata a quel mondo patriarcale. In questo ultra mondo, Ofelia incontra gli spiriti di altre eroine shakespeariane: Desdemona, Lady Macbeth, Cleopatra. Lo spettacolo viaggia nelle pieghe del testo, nella storia delle sue rappresentazioni, con ironia e sollievo comico. Ofelia, imbozzolata in un sudario bianco, è ora un fantasma, una sciamana, una becchina, una donna che vive amplessi immaginari con l’uniforme di Amleto, al ritmo delle canzoni shakespeareane, sbozzolata, sulla nuda terra. Diventa la lussuriosa Gertrude, il multi sfaccettato Amleto, il semi-incestuoso Laerte, un soldato violatore, e se stessa, un personaggio amletico, comico, buffo, a tratti drammatico, moderno e contemporaneo, dall’infinita varietà.
www.carolinepagani.eu

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