di Marica Roberto
Palco A: Dom 23/06 ore 20,30 Mar 25/06 ore 22,00 Mer 26/06 ore 23,30

Diretto e interpretato da Marica Roberto
Direzione musicale e fisarmonica Paolo Petrilli
Chitarra Miguel Fernandez
Percussioni Paulo La Rosa
Danza Gea Lucetti
Scene dipinte dal vivo
Eleonora Mazzeo

alfonsina storni

Il 26 Ottobre 1938, il quotidiano La Naciòn di Buenos Aires, pubblica la poesia “Voy a dormir”: Alfonsina, 46 anni, ha mandato il suo addio poetico e si è lasciata andare nel Mar del Plata.
Così raccontano o cantano alcuni, coprendo con mano pietosa la morte meno soave scelta da Alfonsina: giù dallo scoglio del Club argentino delle donne, durante la notte, dopo una crisi di dolore senza tregua della sua malattia, cancro al seno.
Nata nella Svizzera italiana nel 1892, parlando della sua nascita aveva scritto: mi hanno chiamata Alfonsina, nome arabo che vuol dire «disposta a tutto». Emigrata dalla Svizzera a 4 anni, fa l’operaia, la lavapiatti, l’attrice, la maestra, la giornalista; ragazza madre a 19 anni non rivelerà mai il nome del padre di suo figlio. Ribelle e tenera, sfida le convenzioni, lotta per la parità sessuale, unica donna ammessa a grandi circoli intellettuali maschili.
Lo spettacolo è un omaggio alla sua figura, nell’aspetto poetico, umano e di vicende vissute.
Teatro poesia musica danza pittura per celebrarla.
Struttura portante le sue poesie, la scrittura della sua vita, e il tango: “Buenos Aires non ha trovato né il suo poeta né il suo romanziere, però è stata capace di creare qualcosa di così importante come il tango”, così dichiarava Alfonsina in una conferenza letteraria.
La diafana struttura di una sedia a sdraio in scena è l’appoggio che non c’è per Alfonsina, il mare è dappertutto, muove l’anima e copre il corpo. Chi dipinge è l’altra lei, chi danza è sempre lei. Gli uomini musicano ma non amano. Un’altra grande artista scelta e negletta dal destino.

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